Storie di ordinari tragitti

February 8, 2016

 

 

Viviamo ogni giorno immersi in mirabolanti storie mute, la cui voce narrante null’altro è se non la nostra attenzione unita a un pizzico di libertà di pensiero. Prendo per esempio un normale tragitto casa-lavoro. Girate la chiave nella toppa della serratura della porta di casa: cosa vi piacerebbe trovarci dietro? Mille mazzi di fiori lasciati da uno sconosciuto spasimante, un tavolino apparecchiato con caffè e brioche, oppure osate un po’ di più e pensate a un buco nel pavimento che vi porti altrove? Dove? Con chi? Io mentre scendo le scale guardo bene la graniglia, cercando quei sassolini che se uniti formerebbero un disegno. Chissà se è un gioco a cui si sarà prestato anche il posatore per fuggire alla noia di un lavoro ripetitivo? Il mio è un palazzo di 60 anni fa, dunque l’operaio sarà stato vestito in un certo modo, qui attorno non c’era nulla e chissà quale sarà stato il suo piatto preferito. E i gradini quanti sono? Non so… avrò percorso questa scala mille volte e non li ho mai contati, poi si potrebbe guardare in internet il significato del numero trovato ma giusto così, per divertirsi un po’. La porta del mio palazzo è rossa con le ante in vetro, e la vostra? Se poteste cambiarla come sarebbe? E invece la casa del vicino in che colore la dipingereste? Chissà se la persona che ha steso l’asfalto del marciapiede si ricorda di tutto ciò che nella vita ha costruito. Una volta raggiunta la pensione passerà con il nipote a dirgli “questo l’ho fatto io”? Si renderà conto della quantità di scarpe e di storie che gli sono transitate sopra? Io credo di sì. Ho appena letto di una persona che ha catalogato tutte le specie botaniche presenti nella stazione di Chiasso e vi ha scritto persino un libro; così, per una vita intera con il naso all’ingiù a ripercorrere ogni giorno lo stesso sedime in attesa di scoprire un nuovo fiore trasportato da chissà quale treno. Sarà stato un fiore esotico rimasto incastrato su una particolare merce in transito? Magari un antico tavolo da cerimonia del tè giapponese inviato da un inglese residente ad Hong Kong alla sua amante di Balerna, conosciuta per caso alla stazione centrale di Milano anni addietro. L’aveva colpito la delicatezza con cui quella donna sorseggiava il tè in mezzo alla frenesia di tanti caffè bevuti al volo. Lei non conosceva la lingua inglese, ma non gli importò. Lui non le promise nulla, e a lei bastò.… e son solo arrivata al marciapiede… 

 

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