Jason Goodwin. I signori degli orizzonti. Einaudi

May 9, 2016

 

Jason Goodwin, é uno storico e scrittore britannico noto sopratutto per i suoi gialli storici con protagonista Yashim, l'eunuco di corte, detective ai tempi della fase decadente dell'Impero Ottomano. 
L' autore, affascinato dalla città simbolo della cultura ottomana, Istanbul, ne scrive dimostrando competenza e passione. 
In un omaggio simbolico a una popolazione che nacque nomade, oltre a numerosi viaggi e soggiorni in Oriente, ha compiuto un viaggio a piedi di sei mesi per arrivare ad Istanbul, attraversando i luoghi e incontrando le genti che fecero parte di un impero tra i più significativi della storia dell'umanità. La nascita e soprattutto il propagarsi della civiltà ottomana fu possibile grazie al loro essere fieramente nomadi, unito ad una ferrea volontà, strumento messo al servizio di un Islam già di per se multiforme, che questa etnia espresse in modo totalmente inedito, feroce e concreto, slegato da elucubrazioni filosofiche e teologiche, almeno all'inizio. 
La forza propulsiva, inarrestabile di questa popolazione (i turkmeni) ad un certo punto si fermó, solo apparentemente, nel momento stesso in cui scelsero e di conseguenza conquistarono il posto adatto per essere il centro della loro civiltà, quella che allora si chiamava Costantinopoli, simbolo della cristianità, presa nel 1453, come d'altronde preannunciava una profezia. Era nel destino di questa città, creata dalla natura e destinata dalla storia ad essere al centro del mondo, con i bizantini prima e gli ottomani dopo. 
Fu da questo luogo che avvenne una trasformazione radicale: la loro energia non si fermó, ma cambiò. Il centro di questa forza devastante diventò stabile, immobile e silenzioso: un silenzio, un vuoto attorno al quale si creò un vortice, proprio come accade in un tornado. 
Il cuore di questo tornado era Istanbul, o per meglio dire la persona stessa del Sultano, le due cose coincidevano: un uomo dal potere assoluto, immenso, decideva e metteva in moto tutto il resto. 
Da lí, dalle stanze silenziose del comando partí una forza centripeta, inarrestabile, che sconvolse tutto il mondo allora conosciuto. 
L' Oriente arrivó in Occidente, in un modo nuovo e deflagrante. 
E niente fu più come prima. 
Si venne a definire un impero con le sue regole precise, la sua società decisamente cosmopolita, la sua organizzazione capillare, il suo modo diverso di essere e si erse così una potenza speculare alle potenze europee. Fu un impero basato sull'Islam ma al cui interno non tutti erano musulmani, come non tutti, ad ogni livello della società, erano turchi. A differenza dei regni europei non ci si basava sul lignaggio o ereditarietà, ma sulla meritocrazia; a parte la stirpe reale, chiunque poteva arrivare ai più alti livelli. Per esempio era d'uso selezionare ragazzini cristiani, nobili e non, nelle terre conquistate, convertirli forzatamente e formarli come guerrieri e/o cittadini dell'Impero. Ottomani non si nasceva, lo si diventava. 
Al di fuori dei suoi confini fu una civiltà decisamente temuta e per certi versi incomprensibile, che non si fermava davanti a niente, spietata, feroce e determinata, fu capace di nascere nomade, diventare stanziale e riuscire in breve tempo a diventare anche una temibile potenza marittima, che si contese a lungo il dominio del Mediterraneo con le Repubbliche Marinare, i Cavalieri di Malta, gli Spagnoli e chiunque gli si presentasse davanti.  
Fu un Impero che durò circa 600 anni, al massimo della sua espansione si estese dal Danubio al Nilo e per poco non conquistò l'Europa, Italia compresa. L' avanzata inarrestabile si fermó davanti a Vienna,  che non riuscirono a conquistare nonostante gli sforzi e, in seguito perdendo la battaglia di Lepanto. Furono solo i primi segnali della imminente caduta, che arrivó, lenta ma inesorabile.
In una civiltà dove spazio e tempo erano considerati irrilevanti, in quanto solo Dio ne aveva l'arbitrio, fu proprio il tempo a distruggerla, facendola implodere, seguendo la strada inevitabile del declino, dopo l'era della  giovinezza e della maturità. Fu un'agonia lentissima, tanto che l'Impero ottomano venne spesso definito "il malato d'Europa".
La decadenza dei Sultani accompagnò l'Impero verso la fine, tra intrighi di palazzo, omicidi ed efferatezze di ogni sorte, perversioni e crudeltà, pazzie e demenze conclamate. In questo splendido libro si trova questo e molto altro, compresa la descrizione della vita quotidiana, le credenze e il modo peculiare di concepire e vedere il mondo, la societá, la religione. Si approfondisce, senza mai annoiare, la storia dei Sultani, si descrivono le varie figure storiche (turche e non), si narra dei legami ambigui ma comunque molto stretti con Venezia (al netto delle dichiarazioni di facciata), il tutto basato sulla realtà, anche se a tratti sembrano storie e personaggi da romanzo d'avventura! Nomi e figure storiche come Solimano il Magnifico, Mehmet, Barbarossa, per non parlare dei Giannizzeri, dei Visir, dei Pasciá evocano immagini e storie esotiche, crudeli, leggendarie e sono ancora oggi conosciuti, e non solo in Turchia. 
Goodwin conosce molto bene la materia, e lo dimostra ad ogni rigo, senza tralasciare alcun aspetto, anche negativo, e dimostrando come questa civiltá abbia trasformato il mondo, confrontandosi con l'Occidente, non sempre e non solo sul campo di battaglia. 
Molti meccanismi politici, sociali, religiosi descritti in questo saggio davvero interessante sono ancora oggi attuali, in molti casi sono alla base di problemi che si trascinano ancora oggi, e dimostrano come il mondo musulmano, allora come oggi, definisca in modo chiaro, per la legge della contrapposizione, chi siamo e cosa definisce la nostra civiltà. "I signori degli orizzonti" é un bel libro. Per proseguire l'esplorazione della civiltà ottomana é consigliabile leggere i gialli storici già citati che si basano anch'essi sulla profonda conoscenza che ne ha Jason Goodwin.

 

Colonna sonora perfetta:

Istanbul
Hesperion XXI e Jordi Savall

 

 

 

 

 

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