Nove vite. William Darlymple. Edizioni Adelphi

April 11, 2016

 

 

Avvertenza inportante: questo è un libro davvero tosto. 
Duro, indubbiamente, e nello stesso tempo magico e affascinante. Come l'India, d'altronde. Scritto molto bene, come da abitudine dell'autore, tratta in modo diretto dell'India e della sua gente, per la precisione descrive la vita di nove persone nell'India di oggi. Oggi è chiaramente un eufemismo, nel senso che se c'è un mondo in cui esistono contemporaneamente tutti i livelli temporali, la tradizione e la modernità, il passato e il remoto,  beh, quello è proprio il mondo indiano; e il termine mondo non è utilizzato a caso. 
Proprio il racconto di queste nove vite ci porta di volta in volta in contesti particolari, unici, non solo in riferimento al luogo geografico e alla peculiare cultura presa in considerazione, ma ci guida direttamente nell'esperienza spirituale, il percorso mistico della persona che racconta la sua vita,  
Un aspetto notevole della bravura e della sensibilità dell'autore è proprio questo, mettersi da parte, sparire e dare piena voce ad esistenze che altrimenti non avrebbero avuto modo di essere conosciute e infine comprese. L' autore, storico scozzese, vive da decenni in India, ha scritto e continua a scrivere libri e reportage su un paese che conosce ed evidentemente ama molto, spaziando dalla storia alla politica, alla religione. La sua erudizione si unisce mirabilmente alla sua capacità di osservare.
Per apprezzare questo libro magnifico è necessario avere curiosità, mente aperta, stomaco forte e capacità empatiche. Non solo, è necessario spazzare via pregiudizi e preconcetti, sia positivi che negativi sull'India. Tutto ciò che sappiamo di questo mondo è spesso influenzato da letture, pratiche spirituali, visioni di film, racconti di viaggi e da riferimenti mistici orientaleggianti, nel senso peggiorativo del termine. Pensiamo sempre che l'India sia un paese spirituale, forse il più spirituale al mondo;  si, lo è, ma è anche molto materialista. Qui, in questo libro, non ci sono filtri. Qui c'è la vita, dura, spietata, dolorosa, che procede senza tentennamenti. Qui c'è la morte, che può essere un atto d'amore, uno scopo, infine una liberazione. Un esempio su tutti è il primo racconto, la storia di una monaca Jainista, per definizione la religione dell'antiviolenza, da cui prese ispirazione anche il Mahatma Gandhi (sua madre era Jainista). Ebbene una religione di questo tipo, si scopre procedendo nel racconto, struggente, è così contraria alla violenza da arrivare ad aspetti di una violenza profonda, inaspettata per chi non la conosce, pur rimanendo coerente. Per esempio il lasciarsi morire di inedia, rituale in uso per lasciare il corpo e unirsi a Dio. In un altro racconto si parla delle cerimonie religiose del sud dell'India, veri e propri spettacoli tra danza e teatro, dove uomini normalmente emarginati nella società indiana entrano in contatto col divino incarnandosi in esso, diventando vere e proprie divinità, proprio agli occhi di chi li emargina nella quotidianità. E tutto questo è normale, fa parte del contesto. Si parla poi di prostitute sacre, sante sufi, cantori analfabeti, monaci buddhisti che combattono, e molto altro. Un caleidoscopio di emozioni, colori, immagini, odori, che ti travolge, smantella luoghi comuni, insegna, e soprattutto racconta di te, della razza umana. Ottimo libro, da leggere e rileggere e da maneggiare con cautela.

 

Colonna sonora ideale:
Chinmaya Duster. 
Mystic Poets of India (Album completo)


 

 

 

 

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